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Piante tossiche e velenose da evitare se hai dei bambini

04 Feb 2020

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Piante tossiche e velenose


Il verde è sempre bello, ma ci sono piante tossiche e velenose che sarebbe meglio evitare nel nostro giardino, specialmente in presenza di bambini e animali domestici. Ecco 10 piante da cui stare alla larga!

10 PIANTE TOSSICHE E VELENOSE: ABRO

L’Abro (Abrus precatorius) è noto anche con il nome di fagiolo corallino e fagiolo indiano. È una leguminosa che produce baccelli simili ai piselli ma che contengono semi rossi e neri. I semi contengono l’abrina che è velenosa.

I suoi semi, molto colorati, vengono utilizzati per realizzare collane e si possono facilmente trovare anche negli e-commerce online. Meglio evitare di acquistarli e di usarli per realizzare collane: sono tossiche e pericolose per la salute e la semplice lavorazione per creare monili decorativi può provocare problemi alla salute. Se inalata la abrina provoca problemi respiratori, febbre, tosse, nausea e in casi gravi anche un edema polmonare. Se viene mangiata provoca vomito e diarrea con tracce di sangue e porta a un pericoloso stato di disidratazione con abbassamento della pressione sanguigna e problemi a fegato, reni e milza.

Abrus precatorius

ACONITO

L’Aconito (Aconitum), grazie ai suoi bellissimi fiori viola, blu e gialli, viene coltivato per scopi decorativi. Oppure si trova spontaneo nei prati di montagna o vicino ai torrenti: ma non fatevi incantare dai suoi fiori e non raccoglietelo. La sua pericolosità è insita anche nel suo nome: Aconitum deriva dal greco akòniton che significa pianta velenosa.

L’Aconito, conosciuto anche come strozzalupo, erba riga o radice del diavolo, è una pianta molto velenosa. Basti pensare che in antichità veniva usato per avvelenare le frecce: bastano poche gocce delle radici di Aconito per provocare la paralisi dei muscoli cardiaci e la morte. Persino le api possono avvelenarsi se raccolgono il polline dall’Aconito.

BELLADONNA

Tra le piante tossiche e velenose merita attenzione la Belladonna (Atropa belladonna). È una pianta perenne che produce bacche nere e fiori di colore rosa. Nel suo nome è nascosta la sua pericolosità: Atropo era infatti il nome di una delle tre Moire, in particolare quella che nella mitologia greca taglia il filo della vita, cioè provoca la morte.

Il nome Belladonna deriva invece da una pratica cosmetica rinascimentale, abbastanza folle: le dame usavano un collirio a base di questa pianta per dilatare le pupille e dare lucentezza agli occhi e quindi conferire maggior fascino allo sguardo. Un effetto causato dalla atropina, un alcaloide contenuto nella Belladonna, che provoca paralisi visiva, diminuzione dell’escrezione delle ghiandole esocrine e spasmolisi. Oggi viene usato in chirurgia per interventi agli occhi. La atropina si trova nella Belladonna, ma anche nello Stramonio.

Nonostante l’aspetto invitante e il sapore gradevole, le bacche nere sono velenose per l’uomo. Lievi avvelenamenti portano a palpitazioni e bruciore alla bocca, mentre i casi più gravi portano a vomito, crampi, convulsioni e morte.

CICUTA VIROSA

La Cicuta virosa è una pianta acquatica che cresce in luoghi umidi come acquitrini e argini di fiumi o torrenti. In Italia era molto diffusa ma è quasi scomparsa grazie alla bonifica delle zone paludose. È uno stretto parente della Cicuta maculatum, quella che uccise Socrate, e della Cicuta minore (Aethusa Cynapium) detta anche falso prezzolo per la sua somiglianza, ma la Cicuta virosa è la più velenosa.

Nonostante il suo profumo, che sa di carota, è molto pericolosa per la presenza di almeno cinque diversi alcaloidi. Tutte le parti della pianta (frutti verdi, frutti maturi, fiori, foglie, fusti e radici) sono velenose e bastano pochi grammi dei frutti portare alla morte un uomo.

Sono piante tossiche e velenose anche per gli animali erbivori, come mucche e cavalli, che la sanno riconoscere e le stanno alla larga. Gli uccelli invece ne sono immuni e l’uomo si può avvelenare anche mangiando un volatile che si è cibato di Cicuta.

DRAGONTEA

La Dragontea (Dracunculus vulgaris), detta anche erba serpentaria, giglio puzzolente, giglio voodoo o fiore di Dracula, è una pianta davvero particolare. Il suo fiore non sopporta la luce del sole diretta e fiorisce solo all’ombra ed è composto da una lunga spiga nera, detta spadice, circondata da petali viola, che ricordano appunto Dracula avvolto nel suo mantello.

Una particolarità del fiore è che emana calore e una forte puzza di carne putrefatta per attirare le mosche, utili per l’impollinazione. La puzza dura solo pochi giorni, ma la pianta è sempre pericolosa. Tutte le sue parti sono velenose se ingerite e il contatto con la pianta può provocare irritazioni alla pelle e reazioni allergiche.

Piante tossiche e velenose

OLEANDRO

Tra le piante tossiche e velenose troviamo anche il comune Oleandro (Nerium oleander). Cresce spontaneo in natura ai tropici ma viene usato come pianta decorativa nella progettazione del paesaggio, per i suoi fiori profumati e di un bel colore bianco crema. L’Oleandro è una delle piante più tossiche che potremmo trovare nei nostri giardini: tutte le sue parti (foglie, semi, corteccia) sono tossiche, anche se essiccate.

Contiene alcaloidi e un glicoside cardiotossico, l’oleandrina, molto pericoloso: se viene ingerito può provocare bradicardia, aumento della frequenza respiratoria, disturbi gastrici come nausea e bruciori, disturbi al sistema nervoso centrale fino alla morte. È pericoloso per l’uomo ma anche per tutti gli altri animali. È talmente letale che anche il miele prodotto da api che usano il nettare di questa pianta risulta tossico.

Narra la leggenda che i soldati di Napoleone in Spagna usarono dei rami di Oleandro per arrostire la carne sul fuoco, con effetti letali per molti di loro.

PIANTE TOSSICHE E VELENOSE: LA PANACE DI MANTEGAZZA

La Panace di Mantegazza (Heracluem mantegazzianum) non è molto presente in Italia. È una pianta erbacea che può crescere fino a 5 metri e produce belle infiorescenze ombrelliformi bianche o verdi. Se la vedete, statene lontani poiché causa vesciche dolorose e gravi infiammazioni della pelle, specialmente se esposta al sole.

Se entra in contatto con gli occhi porta a cecità, temporanea o permanente a seconda dell’intossicazione. Se toccate con una mano la linfa di questa pianta, lavatela molto bene e proteggetela dalla luce del sole per due giorni.

RABARBARO

Il Rabarbaro (Rheum rhabarbarum) è una pianta molto diffusa e viene usata per realizzare salse, amari digestivi, torte e anche insalate. Ma pochi sanno che le foglie sono tossiche e il loro uso andrebbe evitato e sicuramente moderato. Contengono un alto tenore di acido ossalico che può causare ulcere, coliti, emorroidi e calcoli renali. Le donne in stato di gravidanza e i bambini al di sotto dei due anni d’età non devono farne uso.

PIANTE TOSSICHE E VELENOSE: IL RICINO

Il Ricino (Ricinus communis), appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae, è la pianta più velenosa secondo il Guinness dei Primati. Si trova nelle zone tropicali e temperate e a causa del suo aspetto insolito viene talvolta usata come pianta ornamentale.

Trova impieghi anche nella medicina: i semi del Ricino sono usati per produrre il famoso olio di ricino e in antichità questa pianta veniva chiamata palma di Cristo per la capacità del suo olio di guarire le ferite. Ciò è possibile poiché il trattamento termico, necessario per produrre l’olio, distrugge le tossine.

Contiene composti estremamente tossici, come la ricina e secondo il Centers for Disease Control (il centro per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Usa) ne basta un milligrammo per uccidere. L’acido ricinoleico, contenuto nell’olio di ricino, altera la mucosa intestinale e provoca grosse perdite di acqua e sali minerali.

I semi contengono fino al 40/60% di ricinoleina ed è sufficiente ingerire 5-7 semi per morire. Anche piccole dosi portano danni irreparabili alla salute.

STRAMONIO COMUNE

L’ultima tra le piante tossiche e veleonose che vi segnaliamo è lo Stramonio (Datura stramonium), detto anche erba del diavolo o erba delle streghe. Assomiglia alle piante di patate e pomodori poiché è un loro parente ma è facilmente riconoscibile perché produce frutti spinosi che contengono semi neri. I suoi fiori bianchi emanano un odore molto buono.

Come tutte le varietà di Stramonio è molto pericoloso poiché contiene alte concentrazioni di alcaloidi, come la scopolamina, nelle varie parti della pianta e soprattutto nei semi. Se ingerita causa palpitazioni, delirio e in casi gravi la morte.

I soprannomi riferiti alle streghe e al diavolo derivano da un uso improprio fatto dagli sciamani di molte tribù. La scopolamina e l’atropina sono infatti allucinogeni naturali, con proprietà narcotiche, sedative e allucinogene. Un uso molto pericoloso, poiché la dose necessaria per avere effetti allucinogeni e molto vicina a quella che provoca la morte.

Scopri le piante tossiche e velenose che non devi coltivare in giardino se hai cani o gatti!

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