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Come coltivare il Nespolo: un frutto sacro per gli antichi Romani

22 Sep 2020

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coltivare il Nespolo


Quella di coltivare il Nespolo era un’abitudine molto diffusa in antichità, tanto che i Romani consideravano sacra questa pianta, insieme al Fico, all’Uva Selvatica e al Melograno.

Il Nespolo (Mespilus germanica) appartiene alla famiglia delle Rosacee, è una pianta originaria dell’Asia minore e nulla ha a che fare con il Nespolo del Giappone. È stato introdotto in Europa dai Greci ma sono stati i Romani ad averlo diffuso in tutto il continente. Già dai tempi di Plinio, il Nespolo era largamente coltivato per i suoi frutti che venivano consumati in inverno quando non c’era disponibile altra frutta di stagione. Opportunamente trattati e resi più dolci durante il procedimento di conservazione pare fossero inoltre molto apprezzati assieme al vino.

COLTIVARE IL NESPOLO: CARATTERISTICHE E AMBIENTE CLIMATICO

È un albero caducifoglie di modeste dimensioni (5-6 metri), con crescita lenta e notevole longevità.

Le foglie sono grandi e coriacee, di un verde scuro, in autunno assumono un riflesso ramato.

I rami del Nespolo selvatico tendono a essere spinosi, mentre quelli delle varietà coltivate sono privi di spine.

La fioritura è tardiva, fine aprile inizio maggio, e quindi praticamente indenne dalle gelate primaverili, per cui la produzione è quasi sempre abbondante e costante.

I fiori, sono ermafroditi, bianchi, abbastanza grandi (3-4 cm) e spiccano sul fogliame verde scuro creando un ottimo effetto ornamentale. Fiorendo in concomitanza con altre fioriture più appetibili, non sollevano un gran interesse da parte di insetti pronubi ed impollinatori (api).

I frutti, le nespole, hanno forma e colore caratteristici, la buccia è color ruggine/dorato quando sono acerbe e marrone scuro al momento della maturazione. La forma è simile a una piccola mela incavata, di dimensioni non più grandi di una noce. La gestazione dei frutti è molto lunga, infatti le nespole sono pronte per la raccolta ai primi di novembre, ciò le rende particolarmente ricche di vitamine e sali minerali, oltre che di zuccheri. Va precisato che, come per esempio i kaki e le sorbe, le nespole appena raccolte non sono immediatamente commestibili, ma vanno lasciate ammezzire (cioè riposare fino a completa maturazione) in un luogo fresco e buio fino a quando il frutto non diventa interamente tenero e di colore marrone scuro.

La pianta del Nespolo è molto rustica, predilige le esposizioni soleggiate. Vegeta bene anche nei terreni poveri e fino ai 1.000 metri di altitudine grazie a un apparato radicale in grado di scendere molto in profondità, ma teme i ristagni d’acqua. Non necessita di particolari cure, ma se irrigata e concimata in maniera idonea offre una fioritura e una produzione di frutti abbondante.

L’INNESTO

Il Nespolo derivato da seme ha una crescita estremamente lenta e un aspetto rinselvatichito, quindi per ovviare a questo problema occorre innestare la pianta su un portainnesto di cotogno. Con questo metodo si ottengono piante perfettamente identiche alla pianta madre.

L’innesto è un’operazione molto delicata quindi va eseguita da personale specializzato. Si consiglia pertanto l’acquisto di piante già innestate presso un vivaio o un garden-center.

Qualora si acquisti una pianta a radice nuda l’operazione di espianto e reimpianto va eseguita in autunno inoltrato (novembre-dicembre); se invece la pianta è in vaso il trapianto si può eseguire in qualsiasi momento dell’anno.

COLTIVARE IL NESPOLO: MESSA A DIMORA, CONCIMAZIONI E IRRIGAZIONE

Per mezzo di una vanga si procede scavando una buca di dimensioni sufficienti a ospitare l’apparato radicale della pianta da trapiantare. Essa va interrata immediatamente dopo l’estirpo per evitare la disidratazione e favorire l’attecchimento delle radici. In contemporanea si posiziona un tutore a cui assicurare il fusto per evitare i danni da eventi meteorologici avversi.

Durante il trapianto si esegue la concimazione organica di fondo, interrando generose quantità di concime organico (50-70 grammi per pianta) e/o Corno Torrefatto (50 grammi per pianta). Durante il primo anno di impianto, all’innalzarsi delle temperature, le piantine vanno irrigate ma senza esagerare nel quantitativo d’acqua. In ogni caso somministrare un concime a lento rilascio con lo scopo di stimolare l’affrancamento delle radici e la creazione di rami vigorosi.

Dal secondo anno in poi, per favorire una precoce entrata in produzione e successivamente per mantenerla costante, è bene concimare con un fertilizzante granulare specifico per piante da frutto (50-100 grammi per mq) o un concime pellettato per frutteto (100 grammi per mq) a fine inverno.

Una volta che la pianta è ben attecchita (dal terzo anno in poi) si possono ridurre le irrigazioni sino a eliminarle completamente. Infatti la pianta adulta resiste bene anche a prolungati periodi di siccità. Se tenuta in vaso occorre invece irrigare ogni qualvolta il substrato risulta asciutto.

LE CURE COLTURALI

Il Nespolo è una pianta abbastanza rustica e non richiede particolari cure colturali, ma necessita di essere mantenuta pulita dalle erbe infestanti che eventualmente si sviluppino attorno a essa e che provocherebbero una sottrazione di elementi nutritivi e acqua. Questa operazione si può fare sia manualmente oppure aiutandosi con un prodotto erbicida non residuale una volta che sono apparse le infestanti, che consente di trattare in modo selettivo anche le piccole aree.

FORMA DI AVVALLAMENTO

Generalmente la scelta della forma di allevamento è quella libera, cioè lasciando vegetare la pianta secondo le sue caratteristiche vegetative.

Questo si ottiene allevando un solo ramo fino a un’altezza di circa un metro e mezzo, eliminando i rami laterali fino a questa altezza, dopodiché lasciando vegetare liberamente la pianta.

LA POTATURA

Per coltivare il Nespolo la potatura è molto importante. Durante i primi anni di impianto deve essere molto leggera, con il solo obiettivo di dare una forma alla pianta, a tale scopo in inverno si procede alla sola eliminazione dei rami interni che si sviluppano verso l’alto (in gergo contadino: i succhioni).

Una volta che la pianta è entrata in produzione invece, oltre all’eliminazione dei rami sopra descritti, occorre accorciare i rami che hanno già prodotto per evitare che la parte bassa del nespolo diventi spoglia e infruttuosa, e sfoltire e accorciare i rami che si sviluppano lateralmente dalle branche principali per favorire l’irraggiamento solare in tutte le parti della pianta ed avere così una produzione di frutti più abbondante e saporita (in quanto i frutti che restano sempre ombreggiati sono poco gustosi).

Una volta che la pianta è cresciuta e il fusto è diventato legnoso, i tagli di potatura vanno sempre protetti dalle infezioni spalmandoli con un balsamo cicatrizzante. In questo periodo si eliminano anche i polloni radicali che eventualmente si sono sviluppati alla base della pianta.

LA RACCOLTA

A fine ottobre inizio novembre, quando le foglie virano al giallo e cominciano a cadere, è il momento di raccogliere le nespole. Si raccolgono in una sola volta manualmente, poi si stoccano in magazzino in cassette, disponendo le nespole in strati sottili, lasciandole ammezzire in ambiente buio, fresco e ventilato per 3 o 4 settimane. Le nespole infatti non si possono consumare appena raccolte. L’ammezzimento avviene in maniera graduale e le nespole diventano commestibili quando l’intera buccia diventa marrone scuro e la polpa morbida.

Una volta mature si possono conservare in ambiente fresco per una o due settimane. La polpa molto pastosa si presta anche per ottime confetture o salse agrodolci.

COLTIVARE IL NESPOLO: LE AVVERSITÀ

Coltivare il Nespolo è abbastanza semplice perchè è una pianta rustica. È possibile però che in certe annate si possano verificare danni causati dalla Tignola del Pesco che penetra nei frutti, dalle Cocciniglie che infestano i rami, dagli Afidi e ultimamente dalle Cimici asiatiche che succhiano nutrimento dai frutti rendendoli non commestibili.

Tignola del pesco

Le larve della Tignola del Pesco (Cydia molesta) colpiscono i frutti e si combattono solamente in caso di forti infestazioni. A partire dalla metà di agosto intervenire con un insetticida a base di piretro: 2-3 applicazioni a distanza di 10-14 giorni.

Cocciniglie

Le Cocciniglie (in particolare la Parlatoria oleae) possono aggredire la pianta. Dopo la raccolta eliminare le forme svernanti con spazzolature al tronco e ai rami. A fine aprile e a fine giugno irrorare la chioma con un insetticida di origine naturale per eliminare le nuove nascite.

Afidi

Gli Afidi colonizzano i nuovi getti succhiandone la linfa. Intervenire alla prima comparsa con un insetticida sistemico.

Cimici

Per le Cimici intervenire alla prima comparsa dell’insetto con un insetticida specifico per questi parassiti.

IMPORTANTE: tutte le somministrazioni devono sempre rispettare le colture, le dosi, le modalità e i tempi di carenza riportati sulla etichetta dei prodotti fitosanitari.

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