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Come coltivare il Cardo: una coltura per veri appassionati

07 Jul 2020

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COLTIVARE IL CARDO


Da sempre gli italiani amano coltivare il Cardo: è originario della zona mediterranea (Europa meridionale – Africa settentrionale) ma nel tempo si è diffuso anche in aree settentrionali (Pianura Padana) dove è diventato protagonista di piatti tipici (come per esempio la Bagna Cauda piemontese): poiché è sensibile agli abbassamenti di temperatura, soprattutto nelle fasi giovanili, va dovutamente protetto. È una pianta erbacea perenne ma spesso viene coltivata come annuale.

Appartiene alla famiglia delle Composite assieme Carciofo, Radicchio, Topinambur e Girasole. È monoica (cioè con apparati riproduttivi femminile e maschile nella medesima pianta) e i fiori assomigliano a quelli del Carciofo ma sono di dimensioni più piccole. Le foglie, a seconda della varietà, sono più o meno spinose e pennate, aventi il picciolo e le nervature spessi e carnosi che costituiscono il prodotto utilizzato nell’alimentazione.

Si adatta bene a quasi tutti i tipi di terreno ma predilige quelli di medio impasto, profondi, freschi, a reazione neutra o leggermente alcalina.

Si avvantaggia di lavorazioni profonde e di laute concimazioni, sia organiche che inorganiche.

L’avvio della coltura può avvenire in due modi: attraverso la semina o il trapianto di giovani piantine ottenute in semenzaio.

COLTIVARE IL CARDO: LA SEMINA

Per coltivare il Cardo partendo dal seme è bene effettuare la lavorazione del terreno in autunno. Trattiamo il letto di semina il più profondo possibile per favorire lo sviluppo dell’apparato radicale: questa è la fase in cui si può migliorare il terreno distribuendo un ammendante e/o uno stallatico umificato pellettato (200 grammi per mq).

A scalare vanno eseguiti i lavori di frantumazione delle zolle, l’eliminazione di eventuali erbe infestanti e l’affinamento del letto di semina con la concimazione di pre-impianto distribuendo un fertilizzante granulare (70-80 grammi per mq).

La semina si esegue a postarella: quando gli ortaggi formano piante ingombranti non occorre fare un solco e seminare la fila, è sufficiente realizzare piccole buche alla giusta distanza, dette postarelle. Si effettua tra fine aprile e primi di maggio, con una temperatura minima di almeno 6°C, interrando a una profondità di 2-3 cm 3 o 4 semi per buca. La distanza tra le postarelle è di circa 1 metro sia sulla fila che tra le file.

Dopo la semina il letto di semina va leggermente irrigato.

Dopo l’emersione delle piantine, attraverso un progressivo diradamento , se ne lascia una sola, la più bella e sviluppata di ogni postarella.

COME TRAPIANTARE IL CARDO

Anche nel caso del trapianto è necessaria una lavorazione profonda, da effettuarsi non appena il terreno è libero dalla coltura precedente. Con l’occasione può essere migliorata la struttura del terreno distribuendo un ammendante per concimazione di fondo e/o uno stallatico pellettato (200 grammi per mq). A seguire il terreno deve essere mano a mano reso più fine per mezzo di fresatura e successive erpicature. Nel mese di luglio, qualche giorno prima del trapianto, si distribuisce una dose di concime pre-impianto (70-80 grammi per mq), seguito da una abbondante irrigazione, in modo che la giovane pianta abbia a disposizione nutrimenti e acqua.

Le piantine vengono messe a dimora con l’ausilio di un cavicchio e immediatamente irrigate. Poiché l’attecchimento può essere difficoltoso, le successive irrigazioni devono essere eseguite con puntualità ma senza esagerare nei quantitativi. Le distanze di impianto sono uguali a quelle indicate per la semina.

COLTIVARE IL CARDO: LE VARIETÀ

Le cultivar vengono scelte principalmente in base all’epoca di maturazione, alla conformazione delle coste e alla presenza o meno di spine. In Pianura padana è tradizione coltivare le seguenti varietà:

  • il Cardo di Bologna (o Centofoglie o Bianco Avorio), che si presenta senza spine, con coste di media grossezza;
  • il Verde di Chieri, diffuso in Piemonte, senza spine e di facile conservabilità;
  • il Cardo Tour, ottimo ma poco diffuso a causa delle spine;
  • il Gigante di Romagna, senza spine, ha coste grosse e carnose e una grande adattabilità all’imbianchimento.

LE CURE COLTURALI

Innaffiature: non devono mancare e si eseguono in funzione dell’andamento stagionale e preferibilmente a pioggia. Va posta la massima attenzione a evitare gli eccessi e i ristagni di acqua.

Sarchiature e zappature: si eseguono frequentemente e sono mirate a mantenere la coltivazione libera dalle erbe infestanti e a risparmiare acqua.

Concimazione di copertura: deve prevedere l’apporto di Azoto, Potassio e Fosforo con particolare attenzione ai primi due elementi. È possibile suddividere la quota totale in due applicazioni con un concime granulare a lenta cessione (20-25 grammi per mq), per esempio dopo il diradamento e nel corso di una successiva sarchiatura.

Imbianchimento: per migliorare le qualità organolettiche (sapore, tenerezza, fragranza, aspetto tipico, carnosità) il Cardo deve subire il processo di imbianchimento. Questo processo può essere ottenuto in due modi:

  1. tramite la fasciatura
  2. con l’interramento.

Il periodo ideale per questa operazione è l’autunno, tenendo presente che con temperature relativamente alte questo processo richiede 8-10 giorni mentre con l’avvicinarsi dell’inverno e delle temperature più rigide sono necessari 20 giorni circa.

In ogni caso l’imbianchimento va eseguito in maniera scalare, in base alle previsioni di consumo, in quanto una eccessiva “clausura” può deteriorare il prodotto. Inoltre per entrambi i casi la pianta non va mai sradicata e si prepara stringendo le foglie l’una all’altra per mezzo di legature, almeno 3 o 4 per pianta.

Se si opta per la prima soluzione, si avviluppa la pianta per circa i 2/3 con un telo di plastica nero lasciando scoperta la cima delle foglie per il terzo restante. Per fare in modo che il telo resti aderente alla pianta occorre assicurarlo con diverse legature.

Nel caso del più tradizionale imbianchimento per interramento, in corrispondenza del piede della pianta si traccia una fossa sufficiente ad accoglierla quasi completamente. Va poi sdraiata sul suo fondo e ricoperta per i 2/3 lasciando la parte apicale esposta alla luce.

Durante questa operazione bisogna evitare di sradicarla e di deteriorarne il colletto che è una delle parti migliori da gustare.

Anche in questo caso per evitare che la pianta venga a contatto col terreno ed eventuali parassiti (lumache, limacce, elateridi, ecc.) è bene proteggerla fasciandola con un telo di plastica che non avrà bisogno di essere legato in quanto il peso del terreno lo terrà fermo.

Attraverso quest’ultima procedura la pianta subirà un’incurvatura verso l’alto assumendo il caratteristico aspetto di Cardo “gobbo”. Quest’ultimo metodo è molto laborioso ma rende le coste più carnose e dolci e soprattutto – proteggendo la pianta dalle gelate invernali – ne rende possibile la disponibilità anche per tutto l’inverno.

La raccolta: Dopo aver lasciato imbianchire il Cardo per 10-20 giorni in base alle temperature, si può iniziare la raccolta estirpando l’intera pianta.

COLTIVARE IL CARDO: LE AVVERSITÀ

Pur essendo classificabile tra le piante rustiche, è bene controllare la presenza di alcune avversità. La carenza di prodotti specifici registrati su questa coltura consiglia di mettere in atto ogni azione in grado di limitare o prevenire lo sviluppo di malattie e insetti patogeni.

I principali parassiti sono:

Afidi: il più pericoloso, soprattutto quando la coltura viene avviata da semina. A inizio primavera si consiglia di installare delle trappole adesive gialle che, oltre a catturare le forme alate dell’insetto, indicheranno il momento giusto per iniziare l’applicazione di un estratto di Ortica. Nel caso si dovessero formare delle colonie si dovrà intervenire anche con un Sapone Molle.

Piralide: attacca i giovani capolini e svolge due generazioni l’anno, in aprile-maggio e agosto. In caso di presenza eliminare prontamente le piante che risultano attaccate.

Vanessa: è il bruco di una farfalla (Vanessa cardui) che avviluppa con fili sericei il lembo delle foglie che poi divora interamente. Compie 2-3 generazioni l’anno e può determinare gravi danni. Intervenire con prodotti a base di Bacillus thuringensis.

Lumache e limacce: in via preventiva utilizzare una Barriera per Lumache. In caso di attacco più pressante utilizzare un lumachicida.

Altri fitofagi occasionali sono:

Nottue: a seconda della specie le larve possono comparire in settembre-ottobre (in Italia centrale) o in primavera. Prima si cibano delle foglie centrali e infine scavano gallerie negli steli in senso ascendente. Al primo comparire trattare con Piretrine.

Depressaria: anche questo è il bruco di una farfalla. Si distingue da quello della Vanessa per essere di colore verde con il capo nero. A inizio primavera le larve scavano gallerie nelle foglie. In genere non è necessario adottare provvedimenti di lotta. In caso di necessità è possibile utilizzare prodotti a base di Bacillus thuringensis.

Arvicole: possono creare notevoli danni. Si possono contrastare posizionando delle semplici Trappole a Cattura Protetta ai bordi del quadro coltivato oppure utilizzare delle esche topicide purché appositamente registrate.

LE MALATTIE FUNGINE

Il Cardo può venire attaccato anche da malattie fungine, le principali sono:

Peronospora: colpisce gli impianti più fitti o troppo frequentemente concimati e irrigati. La temperatura ideale per la sua comparsa è quella autunnale di 15-16°C. In caso di bisogno prevenire utilizzando un fungicida rameico consentito in agricoltura biologica.

Oidio: si sviluppa principalmente a fine estate o all’inizio dell’autunno per poi arrestarsi con l’abbassarsi delle temperature. In caso di forti attacchi intervenire con fungicida a base di zolfo oppure con l’IdrogenoCarbonato di Sodio, entrambi consentiti in agricoltura biologica

IMPORTANTE. Tutte le somministrazioni devono sempre rispettare le colture, le dosi, le modalità e i tempi di carenza riportati sulla etichetta dei prodotti fitosanitari.

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