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Come coltivare la Aphelandra: la pianta della zebra

12 Jul 2022

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coltivare la Aphelandra


Possiamo coltivare la Aphelandra in appartamento se stiamo cercando una pianta capace di colpire l’attenzione dei nostri ospiti. La sua particolarità sono le foglie di colore verde intenso e con nervature più chiare decisamente decorative.

La Aphelandra squarrosa, detta anche Afelandra o Pianta della Zebra per i colori particolari del suo fogliame, è una pianta tropicale appartenente alla famiglia delle Acanthaceae. Le piante adulte se ben coltivate possono produrre in primavera un fiore a forma di spiga gialla.

Dove coltivare la Aphelandra

Come tutte le piante tropicali ama i climi caldi e umidi e non ama il freddo sotto i 15°C e il sole diretto. I nostri appartamenti, dove trovano una temperatura costante intorno ai 20°C, sono quindi l’habitat ideale.

Per coltivare la Aphelandra scegliamo una posizione luminosa ma non esposta direttamente ai raggi solari, che potrebbero ustionare le foglie delicate. Cresce bene anche in mezz’ombra. Evitiamo invece le correnti d’aria fredda spesso provocate dalle porte-finestre che vengono spesso aperte anche in inverno.

In estate possiamo spostarla sul terrazzo ma avendo cura di scegliere un posto ombreggiato.

Come rinvasare la Aphelandra

Dopo l’acquisto possiamo rinvasare la Aphelandra nel vaso che la ospiterà. Le piante tropicali amano l’umidità ma non i ristagni d’acqua nel sottovaso. Per migliorare il drenaggio stendiamo sul fondo del vaso uno strato di biglie di argilla espansa. Stendiamo uno strato di terriccio e dopo aver posizionato la pianta al centro riempiamo con un terriccio per rinvaso.

Ogni due anni, o quando la pianta lo richiede, cioè quando le radici escono dal vaso, potremo procedere al trapianto in un vaso leggermente più grande. Il trapianto si effettua in primavera, verso aprile. Se non desideriamo che la pianta cresce ulteriormente, limitiamoci a sostituire il terriccio superficiale con un nuovo substrato di coltivazione.

Come concimare la Aphelandra

Dopo aver rinvasato la Aphelandra dovremo prevedere un programma annuale di concimazione, necessario per sostenere la crescita e la buona salute della pianta.

La concimazione andrà effettuata maggiormente in primavera e in estate. In autunno e in inverno non andrà sospesa, ma limitata. Le piante d’appartamento infatti, vivendo in un ambiente protetto simile a una serra, non vanno in riposo vegetativo ma proseguono l’attività vegetativa. Anche se in forma ridotta, poiché ci sono meno ore di sole.

A seconda del tempo che abbiamo da dedicare alla cura delle nostre piante, possiamo scegliere se usare un fertilizzante liquido per piante verdi da diluire nell’acqua per l’irrigazione o un concime granulare a lenta cessione da interrare leggermente.

I fertilizzanti liquidi si usano ogni 15 giorni in primavera e in estate e 1 volta al mese in autunno e inverno.

I concimi granulari hanno invece la particolarità di sciogliersi lentamente e di rilasciare le sostanze nutritive alle radici per molte settimane. Possiamo scegliere tra diverse soluzioni: dai fertilizzanti granulari da interrare leggermente nel terreno che durano un anno fino ai pratici concimi in bastoncino per piante verdi da infilare nel substrato e che rilasciano le sostanze nutritive per 8 settimane.

Come irrigare la Aphelandra

Cerchiamo di mantenere sempre umido il substrato di coltivazione, evitando ristagni d’acqua nel sottovaso. Irrighiamo quando il terriccio risulta secco al tatto e svuotiamo l’acqua in eccesso.

Come spesso accade per le piante tropicali è molto importante la nebulizzazione fogliare con acqua, specialmente nei periodi in cui l’umidità ambientale tende a diminuire. Quindi in estate nelle giornate più secche e afose e quando in casa sono in funzione gli impianti di riscaldamento o condizionamento. È sufficiente riempire di acqua uno spruzzino (possibilmente demineralizzata) e irrorare le foglie generosamente. Il mattino è il momento migliore per nebulizzare le foglie delle piante tropicali: il sole della giornata farà evaporare le gocce d’acqua in eccesso che potrebbero stimolare malattie fungine.

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